87) Popper. Come nacque il criterio di falsificabilit.
Si tratta di un episodio ormai celebre, risalente al 1919, quando
Popper, sempre meno convinto del tradizionale criterio di
verificabilit, mise a confronto la teoria di Einstein con quelle
di Marx, Freud e Adler.
K. R. Popper, Congetture e confutazioni, traduzione italiana di G.
Pancaldi, Il Mulino, Bologna, 1972, pagine 63-66 (vedi manuale
pagine 313-314, nota 55).

 Fu durante l'estate del 1919 che cominciai a sentirmi sempre pi
insoddisfatto di queste tre teorie: la teoria marxista della
storia, la psicanalisi e la psicologia individuale; e cominciai a
dubitare delle loro pretese di scientificit. Il mio problema
dapprima assunse, forse, la semplice forma: che cosa non va nel
marxismo, nella psicanalisi e nella psicologia individuale? Perch
queste dottrine sono cos diverse dalle teorie fisiche, dalla
teoria newtoniana, e soprattutto dalla teoria della relativit?
[...].
Riscontrai che i miei amici, ammiratori di Marx, Freud e Adler,
erano colpiti da alcuni elementi comuni a queste teorie e
soprattutto dal loro apparente potere esplicativo. Esse sembravano
in grado di spiegare praticamente tutto ci che accadeva nei campi
cui si riferivano. Lo studio di una qualunque di esse sembrava
avere l'effetto di una conversione o rivelazione intellettuale,
che consentiva di levare gli occhi su una nuova verit, preclusa
ai non iniziati. Una volta dischiusi in questo modo gli occhi, si
scorgevano ovunque delle conferme: il mondo pullulava di verifiche
della teoria. Qualunque cosa accadesse, la confermava sempre. La
sua verit appariva perci manifesta: e, quanto agli increduli, si
trattava chiaramente di persone che non volevano vedere la verit
manifesta, che si rifiutavano di vederla, o perch era contraria
ai loro interessi di classe, o a causa delle loro repressioni
tuttora non-analizzate e reclamanti ad alta voce un trattamento
clinico.
L'elemento pi caratteristico di questa situazione mi parve il
flusso incessante delle conferme, delle osservazioni che
verificavano le teorie in questione; e proprio questo punto
veniva costantemente sottolineato dai loro seguaci. Un marxista
non poteva aprire un giornale senza trovarvi in ogni pagina una
testimonianza in grado di confermare la sua interpretazione della
storia; non soltanto per le notizie, ma anche per la loro
presentazione - rilevante i pregiudizi classisti del giornale - e
soprattutto, naturalmente, per quello che non diceva. Gli analisti
freudiani sottolineavano che le loro teorie erano costantemente
verificate dalle loro osservazioni cliniche. Quanto ad Adler
restai molto colpito da un'esperienza personale. Una volta, nel
1919, gli riferii di un caso che non mi sembrava particolarmente
adleriano, ma che egli non trov difficolt ad analizzare nei
termini della sua teoria dei sentimenti di inferiorit, pur non
avendo nemmeno visto il bambino. Un po' sconcertato, gli chiesi
come poteva essere cos sicuro. A causa della mia esperienza di
mille casi simili egli rispose; al che non potei trattenermi dal
commentare: E con questo ultimo, suppongo, la sua esperienza
vanta milleuno casi.
Mi riferivo al fatto che le sue precedenti osservazioni potevano
essere state non molto pi valide di quest'ultima; che ciascuna
era stata a sua volta interpretata alla luce della esperienza
precedente, essendo contemporaneamente considerata come ulteriore
conferma. Conferma di che cosa, mi domandavo? Non certo pi che
del fatto che un caso poteva essere interpretato alla luce della
teoria. Ma questo significava molto poco, riflettevo, dal momento
che ogni caso concepibile poteva essere interpretato alla luce
della teoria di Atler, o parimenti di quella di Freud. Posso
illustrare questa circostanza per mezzo di due esempi assai
differenti di comportamento umano: quello di un uomo che spinge un
bambino nell'acqua con l'intenzione di affogarlo; e quello di un
uomo che sacrifica la propria vita nel tentativo di salvare il
bambino. Ciascuno di questi casi pu essere spiegato con la stessa
facilit in termini freudiani e in termini adleriani. Per Freud,
il primo uomo soffriva di una repressione, per esempio, di una
qualche componente del suo complesso di Edipo, mentre il secondo
uomo aveva raggiunto la sublimazione. Per Adler, il primo soffriva
di sentimenti di inferiorit determinanti forse il bisogno di
provare a se stesso che egli osava compiere un simile delitto, e
lo stesso accadeva al secondo uomo, che aveva bisogno di provare a
se stesso di avere il coraggio di salvare il bambino. Non riuscivo
a concepire alcun comportamento umano che non potesse
interpretarsi nei termini dell'una o dell'altra teoria. Era
precisamente questo fatto - il fatto che dette teorie erano sempre
adeguate e risultavano sempre confermate - ci che agli occhi dei
sostenitori costituiva l'argomento pi valido a loro favore.
Cominciai a intravedere che questa loro apparente forza era in
realt il loro elemento di debolezza.
Nel caso della teoria di Einstein, la situazione era notevolmente
differente. Si prenda un esempio tipico - la previsione
einsteiniana, confermata proprio allora dai risultati della
spedizione di Eddington. La teoria einsteiniana della gravitazione
aveva portato alla conclusione che la luce doveva essere attratta
dai corpi pesanti come il sole, nello stesso modo in cui erano
attratti i corpi materiali. Di conseguenza, si poteva calcolare
che la luce proveniente da una lontana stella fissa, la cui
posizione apparente fosse prossima al sole, avrebbe raggiunto la
terra da una direzione tale da fare apparire la stella leggermente
allontanata dal sole; o, in altre parole, si poteva calcolare che
le stelle vicine al sole sarebbero apparse come se si fossero
scostate un poco dal sole ed anche fra di loro. Si tratta di un
fatto che non pu normalmente essere osservato, poich quelle
stelle sono rese invisibili durante il giorno dall'eccessivo
splendore del sole: nel corso di un'eclissi  tuttavia possibile
fotografarle. Se si fotografa la stessa costellazione di notte, 
possibile misurare le distanze sulle due fotografie, e controllare
cos l'effetto previsto.
Ora, la cosa che impressiona in un caso come questo  il rischio
implicito in una previsione del genere. Se l'osservazione mostra
che l'effetto previsto  del tutto assente, allora la teoria
risulta semplicemente confutata. Essa  incompatibile con certi
possibili risultati dell'osservazione - di fatto, con i risultati
che tutti si sarebbero aspettati prima di Einstein. Si tratta di
una situazione completamente differente da quella prima descritta,
in cui emergeva che le teorie in questione erano compatibili con i
pi disparati comportamenti umani, cosicch era praticamente
impossibile descrivere un qualsiasi comportamento che non potesse
essere assunto quale verifica di tali teorie.
K. R. Popper, Logica della ricerca e societ aperta, Antologia a
cura di D. Antiseri, La Scuola, Brescia, 1989, pagine 49-52.
